Un lettore ci scrive:«Le soprintendenze hanno a volte comportamenti curiosi. A Macerata nelle Marche sembra che il problema maggiore sia rimettere in funzione il meccanismo dell’orologio della Torre civica che nell’Ottocento faceva girare le statuine lignee della Madonna, dei Magi e dell’arcangelo Gabriele. Il ripristino, per il quale la Fondazione Carima ha già stanziato 100mila euro, comporta la rimozione della lapide a Vittorio Emanuele II sulla Torre, operazione soggetta al parere del soprintendente. Ma la soprintendenza sembra favorevole alla rimozione della lapide risorgimentale, anche se ormai costituisce un’immagine consolidata della Torre maceratese.Poco lontano, a San Severino Marche, il ministero per i Beni Culturali, con tanto di decreto, ha deciso invece di conservare, come edificio monumentale, un modestissimo bagno pubblico di vago stile Liberty, ritenendolo di grande pregio, ancorché privato della sua funzione originaria. In quel caso l’allora soprintendente si batté a sostegno del “cesso” paragonandone la struttura a uno dei due elementi frontali del Palazzo della Secessione di Vienna di Joseph Olbrich. Nel frattempo nelle Marche e in Italia vanno in rovina ben più insigni monumenti.Suggerimento: perché non collocare i pupi dentro l’ex bagno pubblico di San Severino?»
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Un campeggio musulmano nel convento francescano di Sassoferrato forse non è che un piccolo episodio fra i tanti che testimonia la rinuncia della Chiesa a far vivere il Vangelo. I Francescani vantano il loro spirito di carità (oggi si chiama «accoglienza», «dialogo») ma sanno benissimo che lo spirito di carità non converte i musulmani al cristianesimo e che fra poco il Vangelo morirà a causa della morte dei suoi «portatori». Questa è la durissima verità cui devono riflettere oggi i Religiosi, francescani e non francescani, cui devono riflettere tutti i cristiani, sia i politici che i semplici sudditi, ma soprattutto deve riflettere la Chiesa: o ci si impegna a predicare il Vangelo oppure lo spirito di carità dei Francescani contribuirà a farlo sparire più presto.Il cristianesimo è in grave crisi. Il cattolicesimo in particolare mostra ferite profonde, sia a livello di credenti, sia e ancor più nelle sue strutture portanti, quelle strutture che fin quasi dalle origini hanno permesso alla Chiesa di radicarsi in Europa e di farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. Parlo, ovviamente, degli Ordini religiosi, dai Benedettini ai Francescani, ai Domenicani, ai Gesuiti, che vedono oggi i loro noviziati quasi del tutto deserti; parlo del clero diocesano che, non soltanto è sempre meno numeroso, ma è privo di mordente, ripiegato stancamente su parole logorate dall’uso e vuote di contenuto.
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Accogliere ed evangelizzare. Anche per la Chiesa cattolica l’immigrazione di massa è una sfida epocale. L’Arcidiocesi di Milano ha risposto con le «cappellanìe etniche». Per assistere gli stranieri che cristiani lo sono già, o per annunciare il Vangelo agli altri.
La Cappellania generale dei Migranti ci sta lavorando da dodici anni. All’inizio si trattava soprattutto di accoglienza e di cura delle povertà. E di un vero e proprio «assalto» alle parrocchie. Oggi sono 23 le strutture pastorali etniche presenti e attive in città, 40 i sacerdoti stranieri, 20 curano queste «parrocchie speciali», gli altri sono in città per studiare, e prestano la loro opera. Si celebra in dodici lingue, c’è un grandissimo fermento. La comunità peruviana ha appena costituito una sua «Hermandad», una confraternita, come non ce ne sono quasi più.
Si accolgono i sacerdoti inviati dalle comunità cristiane straniere, e quando mancano Curia e Propaganda Fide chiamano i giovani con le migliori caratteristiche per condurre quest’opera di apostolato in strade, periferie, quartieri ad alta densità di immigrati. Ma la Curia è attentissima al rispetto delle altre confessioni religiose: «Non si tratta di proselitismo, si accompagnano nella fede persone che sono già cristiane nei Paesi d’origine, e se qualcuno si avvicina alla nostra fede siamo lì.
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Sarà stato l’effetto delle luci della sera, sarà stato l’effetto di uno stadio che così pieno non si vede quasi mai, sarà stato che dopo tre mesi di astinenza dal calcio vero assapori tutto con più gusto. Ma, Signori, quella di sabato è stata una serata che, per diventare magica, aveva solo bisogno del guizzo di Cassano. Magari quella palla che a pochi minuti dalla fine non è riuscito a controllare proprio davanti a Julio Cesar. Sì, perché questa Sampdoria è stata perfetta. Perché gli occhi dell’Italia calcistica erano tutti puntati sull’Inter di Mourinho, ma alla fine tutti hanno dovuto ammirare la Samp di Mazzarri. Bella, concreta, precisa, guerriera. E poi tutto quel contorno ad accompagnare Palombo e compagni. Una gradinata, la Sud, che se devi correre più veloce comincia a soffiare sulla tua schiena tanto da spingerti a rincorrere quella palla. Pensavamo di arrivare a Marassi e soffrire la corazzata nerazzurra. Siamo usciti dallo stadio con il rammarico di non avere vinto. Capite? Il rammarico di non aver battuto gli imbattibili. Se queste sono solo le premesse sono pronto a preparare il passaporto per l’Europa con la «E» maiuscola. Ah, non dite ai cugini che sono già a -1.
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Archiviato in: notizie stampa | Tag: arrestato, belva, della, macedonia, marsica
Roma – Lo battezzarono la “belva della Marsica” per la sua ferocia. Era l’inverno del 1986 quando fu arrestato per aver violentato e
ucciso Marina Cairoli, studentessa di Avezzano, mentre si era
appartata in auto con il fidanzato, Antonio Torelli.
Violenza, sequestro e atti di libidine Oltre a quel
crimine, una sfilza di altri terribili delitti, tra cui violenza privata,
sequestro di persona, ratto al fine di libidine e violenza sessuale nei
confronti di una bambina di sette anni.
Condannato all’ergastolo, nel novembre 2005 il 41enne serbo
Nenad Vrbanovic Vrbanovic aveva fruito di un permesso concesso
dal magistrato di Sorveglianza di Firenze, senza però fare rientro
nell’istituto di pena di Sollicciano (Firenze), dandosi alla latitanza.
Arrestato in Macedonia Nei giorni scorsi la polizia della Fyrom (Former Yugoslav Republic
of Macedonia), in collaborazione con gli agenti dell’Interpol di Roma,
lo hanno nuovamente arrestato.
Nenad Vrbanovic è fratello di Ljubisa, detto “Manolo”, anch’egli
responsabile di efferati delitti commessi in Italia tra la fine degli anni
’80 ed inizio dei ’90, come il pluriomicidio della famiglia Viscardi
commesso a Pontevico. “Manolo” è attualmente detenuto in
Serbia per espiare la pena per i delitti commessi.
E’ stata già avviata dall’Interpol la procedura per l’estradizione in Italia.
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Ancora incidenti in città. Il più grave è quello che ha coinvolto un bambino di 3 anni, investito ieri da una Bmw in via Selmi, a San Basilio. È avvenuto poco dopo le 11. Sono intervenuti i vigili urbani, polizia e gli operatori del 118. Il bimbo è stato soccorso e ricoverato al Sandro Pertini ma non è in gravi condizioni. Secondo la prima ricostruzione, il bimbo stava giocando in strada con una pallina insieme al nonno, che ha qualche problema di vista. Probabilmente la palla è finita improvvisamente in mezzo alla strada e il bimbo è scappato a raccoglierla proprio mentre sopraggiungeva la Bmw che non è riuscita ad evitare l’impatto. Il nonno e la mamma sono stati colti da malore per lo spavento e hanno dovuto fare ricorso alle cure sanitarie in ospedale. Altro incidente in Prati, in via degli Scipioni angolo con via Duilio. Una donna, di cui non si conoscono le generalità, ha perso il controllo dell’automobile, di cui era alla guida, ribaltandosi più volte e travolgendo una vettura in sosta. Ferita, la donna è stata poi trasportata all’ospedale Santo Spirito.
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